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domenica 18 novembre 2012

Verso il caos

Ogni senso di vicinanza a Cesare e altri che hanno subìto attacchi in quest'ultimo periodo, ma mi sento di condividere appieno quanto letto qui e qui
Basta con comunicati e sterili prese di posizioni, scimmiottamenti di una politica che tanti ormai detestiamo. Per una volta, si faccia qualcosa. L'eutanasia collettiva di cui parla Claudio Careri è la nostra sentenza di morte.
Citando M. L. King, andiamo verso il caos o la Comunità?

venerdì 27 maggio 2011

Io non so

Tito Puntillo mi scrive: ho letto l'inserto ricavato da Costaviolaonline di Careri e però volevo sottoporre anche ai tuoi lettori come risolviamo una semplice equazione.
Già da mesi e mesi a Bagnara vi era un diffusissimo e generale malcontento per come il Comune amministrava l'interesse pubblico (già ancora con Santino sindaco e successivamente lo scontento si fece veramente generale) e sia per come l'opposizione faceva il suo mestiere: totalmente latitante.
Questa era l'opinione diffusa. Non c'è storia.
Ora: come fa un partito inviso fino a ieri alla gente, con a rimorchio una opposizione giudicata latitante, a prendere un consenso di tipo bulgaro il giorno dopo?
Io continuo a sostenere che a Bagnara, fin dai tempi dell'Amministrazione Milazzo, non c'è mai stata competizione elettorale. Mai.
Rispondo che mi sorprende chi si sorprende. Mi sorprende, ancora, che si adottino qui i criteri di analisi buoni nel resto ...del mondo. Ho scritto prima che penso sia banale esercitarsi a spiegarsi i numeri del voto. Che fare, dunque? Giocarsela o starsene con le mani in tasca, tanto poi non ci votano? Francamente ora non so.

mercoledì 25 maggio 2011

Le cose che (forse) verranno

Preso atto che le cose sono andate come sono andate e che, forse, diversamente non potevano andare, ci resta credo ben poco da dire. Che - come scrive Claudio Careri su Costaviolaonline - il voto a Bagnara sia fortemente cristallizzato e segua dinamiche parentali e logiche clientelari è appunto così risaputo che diventa banale dirlo. A questo punto credo sia banale anche esercitarsi a commentarne i numeri. 
Mi limito per quel che vale a notare, in amichevole disaccordo con Gianni Golotta, che il Pd a Bagnara è, diciamo, striminzito e poco rappresentato (al di là della bontà o meno delle strategie pre-elettorali e dei consiglieri vinti, non ne vedo - e non ne vedevo - la presenza sul territorio. Che sia stata questa una causa dell'ennesima sconfitta?). Sembrerebbe adesso più presente il neonato gruppo politico che fa capo a Ninì Gramuglia. Che può e deve incalzare il Pd per incalzare insieme (?) la prossima amministrazione. 
Perchè spero, e qui con Gianni concordo, che le due forze di opposizione dettino l’agenda alla politica cittadina ... e la dettino con iniziative dirette alla cittadinanza e non solo con interrogazioni ed interpellanze...

venerdì 24 dicembre 2010

A un centimetro dal baratro

Da Claudio Careri ricevo e pubblico

C'è stato un tempo non lontano in cui avanzare una timida critica alla gestione della cosa pubblica, da parte del gruppo di potere che ha in mano il paese da quasi dieci anni equivaleva a porsi in maniera disfattista come nemico pubblico. Erano gli anni dei plebisciti bulgari (82% di voti alle comunali e 3500 preferenze per il consiglio provinciale del 2006 con il CCD per l'ex sindaco), passaggio preliminare rispetto all'elezione boom allo scranno della Regione Calabria con 11075 preferenze. Il massimo dello splendore. Nulla lasciava presagire una parabola discendente così immediata. Chi sollevava dei rilievi veniva accusato di lesa maestà, additato al pubblico ludibrio, voleva infangare un'azione volta esclusivamente alla promozione del "bene comune". Ebbene, l'arresto del consigliere regionale Santi Zappalà certifica, soprattutto  a livello mediatico, la sublimazione del collasso del modello Bagnara. Nelle conclusioni in calce alle 56 pagine dell'ordinanza, si legge testualmente: "Zappalà non rappresentava un normale candidato che si limitava a chiedere l'appoggio dell'organizzazione criminale per favorire la sua elezione; piuttosto sembra plausibile allo stato ritenere che si tratti di un personaggio abitualmente aduso a trattare con ambienti malavitosi". L'ombra del voto di scambio e del concorso esterno al clan Pelle è inquietante, anche perché come dice il procuratore Pignatone, non è possibile che nella Provincia di Reggio ci sia qualcuno che non riconosca la portata criminale rappresentata dal sodalizio criminale, riconducibile alla cosca sanlucota. 
La vicenda giudiziaria farà il suo corso, si sente dire da più parti. Va sospeso chiaramente ogni considerazione di merito, aspettando gli sviluppi della stessa. Fatte decantare le emozioni sul piano umano, però, alcune incalzanti considerazioni di carattere politico sono d'obbligo. 
1) In nome del nuovo corso (?) il governatore Peppe Scopelliti è stato inequivocabile, sconfessando pubblicamente l'operato di chi chiede voti alla 'ndrangheta. L'onorevole Angela Napoli chiede lo scioglimento del consiglio regionale. Su che piano si pongono le aggregazioni partitiche locali?
2) E' assordante il silenzio di tutti i partiti politici (così solleciti a offrire sponda alla magistratura in altre circostanze più lievi) e dei sodali dell'uomo politico tratto in arresto, che cautamente sembrano scaricare il problema all'insegna del motto "calati iuncu ca la china passa" o derubricare alla sfera privata il grumo delle accuse. 
3) A questo proposito sarebbe opportuno capire se c'è vita nel Partito Democratico, aggregazione ancora troppo intenta a tracciare strategie a perdere, per rendersi conto del proprio scollamento dalla realtà effettuale. 
4) La miriade di associazioni che insistono sul territorio non hanno proprio nulla da dire? Alla fine della fiera nessuno ci verrà a chiedere quanto siamo stati credenti, ma credibili. 
5) Un altro lascito gravoso è la situazione contabile dell'ente comunale, di cui si disconosce la reale entità. Si  può dire, a scanso di equivoci, che non c'è uno stato di dissesto finanziario?
6) Chi si candida ad amministrare può escludere aprioristicamente che in futuro farà a meno del consenso della criminalità organizzata o scenderà a compromessi per ottenere sostegno in termini di voti, superato il clamore del momento? 
Il passaggio successivo, nell'imminenza di una tornata elettorale così incerta, non può prescindere dall'impegno in politica di chi giustamente oggi non ci sta a identificarsi nel sistema nel suo complesso, della cosiddetta società civile, che osserva voyeuristicamente il corso degli avvenimenti, filosofando onanisticamente sul sesso degli angeli, di giovani professionisti e laureati che si impegnino laddove gli amministratori delle generazioni passate, senza connotazioni di carattere politico, hanno clamorosamente fallito. Chi sfoga oggi il proprio furore iconoclasta e rivendica il ripristino delle normalità democratica ha davanti questa sfida e si trova a un bivio, a un passo dall'abisso. Se non ora, quando? La storia non assolverà nessuno. 

giovedì 2 dicembre 2010

Musella. 3. Considerazioni sospese tra passato e presente

Da Claudio Careri ricevo e pubblico
L'instancabile vizio della memoria di Tito è un esercizio di grande valore sociale e civile. Serve a ricordare ai più giovani una pagina buia, dolorosa, estinta. Gennaro  Musella è stato assassinato dal patto tra cosche reggine e catanesi, ma anche, metaforicamente, ex post, da noi cittadini distratti, pavidi e ignari. Ovviamente da storico e appassionato di cose bagnaresi, Tito rimarca giustamente, a 28 anni di distanza come l'imprenditore sia stato ucciso due volte.
Sarebbe davvero meritorio risarcire simbolicamente e tardivamente la memoria di un uomo innocente che si è speso tanto per una comunità ormai derelitta. Avrebbe senso intitolare un luogo, magari dopo un convegno partecipato o in presenza di una sottoscrizione condivisa, di una riflessione in cui si fa il punto sulla complessa vicenda che ha portato soltanto nel 2008 al riconoscimento dello status di vittima di mafia. Un momento in cui si articola un percorso, si edifica qualcosa di duraturo e significativo. Certo occorrerebbe costruire intorno un ragionamento e analizzare serenamente l'attualità per scoprire senza paraocchi le persistenze in loco di opacità e zone d'ombra, contiguità al malaffare, specie a pochi mesi dalla nuova tornata elettorale. 
Il contesto bagnarese è immunizzato rispetto alla penetrazione di organizzazioni criminali o è pesantemente sotto schiaffo rispetto alla presenza malavitosa? Chiedere è lecito e la domanda sorge spontanea.
Tra i faldoni dell'inchiesta "Meta" portata avanti dalla Procura di Reggio Calabria, è spuntata un'intercettazione tra un avvocato e un imprenditore edile, poi arrestato. Si parla di difficoltà a entrare nel circuito truccato di assegnazione degli appalti, organizzato negli uffici comunali di Bagnara. Sono atti documentati di oggi, non del 1982, anche se in mancanza di concreti riferimenti temporali la magistratura non è riuscita a individuare il periodo in cui si sono svolti tali illeciti. 
Rimanendo nell'ambito della legalità, se  si dà un'occhiata a un altro aspetto, è imprescindibile fare un breve cenno alla questione delle reti derivanti, di cui vi siete occupati ampiamente. "Bagnara Calabra è un caso limite, sebbene
abbondantemente conosciuto e indagato, ma che comunque racconta del Malpaese, delle illegalità che si sviluppano lungo le nostre coste (questo scrive il Rapporto Mare Monstrum 2010 di Legambiente)".
In un sito (www.fishsubsidy.org) si può perfino venire a conoscenza anche delle imbarcazioni che tra il 2005 hanno intascato cospicui finanziameni per la demolizione, modernizzazione e fuoriuscita.
Ecco, sollevando lo sguardo e rovistando in giro per il web, emerge il volto oscuro di Bagnara, che diventa non tanto il posto dell'anima illuminato di rimbalzo, ma un territorio popolato da ciechi, strabici e miopi consapevoli che non vogliono vedere quello che fuori sta diventando palese agli occhi di tanti esuli in contumacia.

Breve sitografia:

mercoledì 24 marzo 2010

A volte ritorno

Caro Giuseppe, due parole soltanto per specificare il senso della proposta Manifesto, che non ha affatto pretese di originalità. Tanto per intenderci, penso che Bagnara sia, in generale, un paese dall’elettroencefalogramma concavo, imbarbarito dal pagnottismo, dominato dalla concezione del “a tri parmi ru me culu aundi pigghia pigghia” e “non si faci nenti pe nenti”. Non ci si interroga sul futuro, sul senso di essere comunità, su quale sarà la nuova classe dirigente e di professionisti, se è possibile ancora trovare lavoro senza bussare alla porta dei padrini politici e scongiurare l’emigrazione. Gli omicidi e i reati passano impuniti, come i fiumi di cocaina e di armi, che, tra l’immobilismo indifferente, inondano le strade, e non solo quelle del “Bronx” di Pellegrina, dove c’è il coprifuoco e i giovincelli sognano di emulare gli sgherri con le pistole.

In questo contesto apocalittico pensare a un laboratorio di idee a un cantiere aperto, per quanto utopistico, può essere utile? Questo blog, per il fermento, la passione delle discussioni e la ricchezza delle istanze multiformi messe in campo in tutti questi anni dai partecipanti, credo possa candidarsi a essere una piattaforma di riferimento. Un ulteriore passo avanti potrebbe essere rappresentato dall’organizzazione di un convegno con tecnici ed esperti in cui si articolino meglio le proposte sotto forma di sottoscrizione e si invitino anche gli amministratori locali, che volenti o nolenti siamo costretti a votare, a più livelli, a ratificare gli impegni e assere giudicati su questi, possibilmente lontano da periodi elettorali. Tutto questo per uscire dalle chiacchiere e tracciare percorsi concreti e praticabili.

Mi rendo conto, però, che anche le pale dei mulini a vento cominciano a scarseggiare, così come i don Chisciotte della Mancia.

Queste sono le mie ideuzze in libertà.

1) Mini pullman ecologici-navetta a intervalli regolari per scoraggiare l'uso dei mezzi privati in estate.

2) Pensare al modello Riace - quello delle Cinque Terre è ormai inarrivabile e improponibile - per rilanciare la multifunzionalità dell'agricoltura per costruire prospettive reali di lavoro per i giovani.

3) Creare nuovi spazi verdi con il sistema degli orti sociali.

4) Istituzione del Parco Marino della Costa Viola per consentire il ripopolamento delle specie ittiche e preservare le risorse esistenti.

4) Organizzare un premio letterario e di poesia da divulgare anche su Internet per rivitalizzare l'immagine e il brand della Costa Viola e borse di studio chi pensa a progetti da realizzare sul territorio.

5) Fermare lo scempio abusivo e l'ampliamento a dismisura dei volumi e favorire sgravi fiscali locali per la domotica intelligente e rispettosa dell'ambiente.

6) Caratterizzare maggiormente gli scorci paesaggistici e abbellire i vicoli a livello di toponomastica e numerazione.

7) Applicare regole antimafia più severe e trasparenti per l'accesso agli appalti pubblici, evitando le gare al massimo ribasso e favorendo il controllo dei lavori di manutenzione.

8) Creare l’Ecomuseo della Costa Viola.

9) Osservatorio permanente sulla disabilità.

Con stima,

Claudio Careri

mercoledì 3 marzo 2010

Bagnara che vorrei

Da Ninetta Molinaro ricevo e pubblico

Colgo con immenso piacere l'invito di Claudio - credo che in fondo sia proprio questo l'intento del suo intervento - per esprimere il mio pensiero sul Sud, il paese (Bagnara) che vorrei.

Piccola premessa: in questi ormai tanti anni di migranza ‘obbligata’ al Nord, ho avuto modo di confrontarmi con un realtà profondamente diversa da quella in cui sono nata e cresciuta, con i suoi pro e contro.

Di certo tra i punti a su favore, assenti in toto al Sud, la parte alta dello stivale vanta una certa sorta di MERITOCRAZIA (parola non in uso dalle nostre parti) che io e altri miei coetanei abbiamo avuto modo di sperimentare.

Sono arrivata a Milano come una semplice neolaureata, senza esperienza, senza santi in paradiso e 'figlia di nessuno'.

In poco tempo sono riuscita a trovare un lavoro, rendermi economicamente indipendente (e non aumentare il numero di 'bamboccioni') nonchè assumere una posizione di rilievo presso un importante colosso multinazionale.

Lungi da me millantare le mie gesta.

Il mio esempio (ma ne potrei riportare a iosa su altre persone che hanno fatto il mio stesso percorso), è solo per dire che tutto ciò al Sud non è stato possibile realizzarlo.

Nessuno mi ha mai dato la possibilità di esprimere le mie capacità, nessuno si è accorto e ha valorizzato il mio potenziale.

Ecco da dove bisogna partire, ecco il paese che vorrei: un paese che creda nelle giovani leve, che dia la possibilità di esprimersi, di portare il loro valore aggiunto nelle terre in cui sono nati anzichè spargerlo nelle varie zone d'Italia.

Un paese che non ti chiede di chi sei figlio, chi conosci, che crei possibilità di crescita, che ti permetta almeno di metterti alla prova, di dimostrare che forse anche tu 'meriti' qualcosa.

Tutto il resto non è che 'un di cui' di questo - a mio modestissimo parere - fondamentale presupposto.

Cito anch'io Delzìo (anzi invito chi non l'avesse ancora fatto a dare una lettura al saggio la Scossa) affermando di essere completamente d'accordo con lui quando dice che è dal 'Privato' che bisogna ripartire, abbandonando la politica 'assistenzialistica' dei fondi pubblici che ha solo portato a una divergenza tra Nord e Sud, piuttosto che alla convergenza.

Attrarre i capitali privati non è sicuramente cosa facile per tanti motivi.

Occorre inoltre dimostrare di essere un popolo dedito alla 'produzione', al lavoro, capace di perseguire obiettivi, capace di isolare chi non ha voglia di partecipare al gioco, di sporcarsi le mani.

Infine, bisogna riconquistare il capitale perso: capitale umano 'costretto' a migrare in cerca di lidi migliori.

La mia forse è solo una mera utopia, un sogno, ma sognare non costa nulla e spero che l'amari penseri, brillantemente raccontati da Rocco Nassi, un giorno si trasformino in piacevoli realtà.

Ninetta Molinaro (assente obbligata)

martedì 2 marzo 2010

Un contributo chiarificante

Da Antonella Molinaro ricevo e pubblico

Caro Claudio, ho letto la nota di Natalino e la tua. Esprimo subito la mia disapprovazione in riferimento ad entrambe. Natalino lamenta la scarsa partecipazione dei giovani o delle associazioni pseudo-culturali all'iniziativa promossa dalla Associazione Amici della Cultura! Ma dove sta scritto che bisogna partecipare sempre e comunque a qualsiasi iniziativa???? Si partecipa perchè si prova interesse per un determinato argomento, altrimenti si rischia di riscaldare solo le poltrone come ha sempre ben sottolineato Natale: "fiumana disinteressata di persone venute lì per far mero numero".

Personalmente non ho provato interesse nel tema posto in discussione, pertanto non ho partecipato al dibattito! E quindi? Non mi vergogno di dire che non m'interessava il tema! Così come credo che non possa interessare tutto a tutti , che rimangono, quindi, pur sempre liberi di decidere e scegliere cosa sia per loro cultura (personalmente alimento la mia "cultura" nel silenzio della mia stanzetta tra miriadi di libri, facendo navigare la mia mente…anche per questo sarò giudicata???????????). Non credo di trovarmi in un gradino sotto rispetto alle persone che hanno preso parte al dibattito (terribile, tra l’altro, l’elenco di pochi “illuminati”, non me ne vogliano, che hanno preso parte al dibattito, a questo punto bisognava citarle tutte e 35!) Né posso sopportare la condanna che indirettamente è stata gratuitamente VOMITATA addosso alla stragrande maggioranza dei giovani bagnaresi, colpevoli di aver disertato un incontro culturale. Vorrei ricordare ad entrambi che, ad esempio, lo scorso anno la Pro Loco di Bagnara m’invitò ad realizzare un incontro APERTO ALLA CITTADINANZA sulle biblioteche. Bene! I partecipanti non si contavano sulle dita di due mani ma è stata ugualmente una bella iniziativa perché chi vi prese parte dimostrò interesse. E tutti i ragazzi che non sono venuti? Tutti ignoranti? No! Non interessati: è diverso. E comunque non si è alzato tutto questo polverone…forse perché ancora eravamo “liberi” di stabilire dove, come, quando partecipare?????? Posso continuare con altri esempi: tutte le discussioni che io con altri amici abbiamo organizzato sul tema delle terrazze di Bagnara…ah no! scusate ho sbagliato forum! Qua si parlava di CULTURA non di ambiente! A tutti i giovani, i meno giovani, gli anziani; a tutti coloro che si cibano di storia, letteratura, musica, politica o meglio in una sola parola di PASSIONI, auguro di avere sempre e comunque la caparbietà di perseguire i propri i sogni indipendentemente dalla schiera che gli sta dietro ; in fin dei conti, caro Natale, il numero 35 è lusinghiero per Bagnara…considerando la media dei 50 per Reggio! Non trovi?

Antonella Molinaro



Lo scritto di Natalino prima e quello di Claudio Careri dopo hanno forse dato la percezione che si sia voluto assumere una sorta di posizione "elitaria". Non tocca a me prenderne le difese, ma credo che non fosse questa l'intenzione. Mettiamola così: a prescindere dall'ultimo incontro, esiste o no un problema legato alla non-partecipazione alle varie iniziative, meglio, un problema di non-aggregazione? Se tu, Antonella, non avevi interesse al tema discusso, devi ammettere che comunque non si riesce mai a far ragionare su una cosa più di dieci persone. Vogliamo allora parlare di questo.

Qui non si fa nè si parla di cultura. Vorremmo parlare di metodo (per provare a fare cultura). Perchè se non riusciamo ad aggregare 40-50 persone (non presenzialiste, anche se - hai ragione - quel rischio esiste), non saremo mai capace di discutere (e far qualcosa) per la storia nè per l'ambiente, per la pesca e manco per lo sport. In questo senso prendi l'elencazione dei nomi dei presenti che ha fatto Natalino. Non era (ripeto, immagino iniziando a conoscerLo) che un semplice riconoscimento. Ti chiedo e mi chiedo, ripetendomi ancora, a quanta gente sentiamo sempre dire che qui non succede nulla? Possibile che poi, che sia un piccolo convegno di storia, la presentazione di un libro o una mostra d'arte, tutti abbiamo nello stesso tempo qualcos'altro da fare?

Il senso utile di tutte queste cose che ci stiamo scrivendo potrebbe essere quello di fare un passo avanti, di fare atto di testimonianza, tutti coloro che - come sostieni - hanno delle passioni e hanno a cuore le sorti di questa Comunità, ognuno con le proprie vocazioni e i propri interessi. Ho letto con piacere un passaggio dello scritto di Claudio Careri dove afferma ...Le risorse umane e di qualità, quelli che non si sentono fatalisticamente sconfitti dalla storia, hanno l'obbligo morale, in virtù degli studi e delle letture, di innescare un circuito di crescita socio-politico-economico-culturale, non in quanto portatori di una supponenza intellettualistica o di eroismo di ceto, né pensando di essere gli illuminati, unici depositari dello scibile.

Non è "elitarismo" o snobbismo intellettuale, a mio avviso. E' presa di coscienza di un problema che esiste e che deve essere affrontato anche e soprattutto dai giovani culturalmente preparati, senza per questo dare distanze agli altri, ma provando a coinvolgere tutti.

Saluti e grazie del tuo contributo chiarificante. (GB)


Antonella scrive

Caro Giuseppe non ribatto a quello che hai scritto; fondamentalmente sosteniamo lo stesso pensiero (anche se ammetto di averlo esposto forse in modo irruento tanto da creare incomprensione). Il mio augurio finale è espresso in modo tale che proprio cittadini (e non sempre e solo i giovani) continuino a testimoniare la varietà dei loro interessi, ma senza preoccuparsi del numero...credo nei cambiamenti, ma perchè si realizzino consapevolmente, non possiamo pretendere che avvengano nel giro di un giorno! Per questo bisogna perserverare! Vogliamo essere finalmente propositivi? allora cerchiamo di esserlo nel concreto dell'azione; prendiamo il consiglio di Claudio relativo all'elenco in dieci punti del "come vorrei la mia città" e creiamo questa rete di opinioni in rete. Valutiamole, organizziamole e realizziamo azione concrete di sviluppo culturale che in tal modo saranno maggiormente condivise. Sfrutto l'occasione per dirti, ad esempio, che da un paio di settimane insieme ad altri amici stiamo cercando di fare un'analisi sul tema legalità a Bagnara, all'indomani dei fatti di Rosarno e che dopo un confronto è risultato quello più pressante. Il nostro viaggio è cominciato proprio, come primo step, con un incontro Con don Pino Demasi, che ci ha dato delle buone dritte. Per adesso stiamo facendo un lavoro che definirei "nell'ombra" perchè riguarda la raccolta di materiale, rapporti e altro, utile per la nostra fotografia del paese. Se fossi interessato puoi sempre contattarmi.

Buona giornata, Antonella

domenica 28 febbraio 2010

Sui trentenni desaparecidi e disfattisti

Caro Giuseppe,
condivido in pieno l'indignazione di Natale Zappalà, che conosco solo in maniera epidermica, ma ammetto di leggere molto volentieri nei vari blog, che mi capita di spulciare. Intravedo nel suo approccio speculativo, un pensiero intellettualmente onesto e una verve compulsiva fuori dal comune. Nella sua invettiva si percepisce lo sdegno verso i vacui pour parler dell'intellighentia della "presunta meglio gioventù" della ex ridente cittadina del basso Tirreno.
Agli strali di chi urla dagli angoli delle piazze, o dalle bacheche dei social network, qualunquistici claim pretestuosi e diserta con regolarità sistematica qualsiasi occasione per invertire la tendenza, per non mettersi in mai discussione e avere sempre ragione a prescindere, semplicemente per timore di esporsi nel combattere la stagnante e afasica indolenza generazionale, bisogna rispondere a muso duro, a costo di sembrare presuntusosi.
Per inciso, non guasterebbe un censimento della popolazione universitaria locale, intercettata dagli Atenei di Calabria e Sicilia. Certo andrebbe esaminato attentamente anche il contesto territoriale, con la normalizzazione delle sue degenerazioni malavitose, la politica sterilizzata dei clientes e la cronica e irredimibile mancanza di lavoro, che impoverisce ulteriormente il tessuto socio-economico territoriale. Ma non è questo il tema della discussione. Sono saltate diverse generazioni a Bagnara. Al netto di prudenze linguistiche, i miei pochi coetanei si arrabattano, cercando di resistere all'ineluttabile destino migratorio, tipico della nostra Generazione Tuareg. Mi piace pensare al coraggio di chi resta a "Eboli", a dispetto dei Santi. Immagino ancora l'enorme capitale umano insistente in riva allo Stretto, come animato da una sorta di missione di riscatto, all'insegna di quel motto, mutuato dalle lotte dell'antimafia sociale nella Piana degli anni Settanta, che, un prete coraggoso, don Pino Demasi ama ripetere stesso: "Restare per cambiare, cambiare per restare". Le risorse umane e di qualità, quelli che non si sentono fatalisticamente sconfitti dalla storia, hanno l'obbligo morale, in virtù degli studi e delle letture, di innescare un circuito di crescita socio-politico-economico-culturale, non in quanto portatori di una supponenza intellettualistica o di eroismo di ceto, né pensando di essere gli illuminati, unici depositari dello scibile.
Per non rimanere nelle secche di una disquisizione, peraltro confusa e paludosa, bisognerebbe uscire dalla perniciosa e lamentosa rassegnazione. Si potrebbe lanciare ad esempio un ragionamento partecipativo web 2.0 (per allargare la questione ai "62 internettiani", alla moltitudine web e degli emigranti). Naturalmente, in quanto tale, il monito è destinato a rimanere lettera morta. Costruiamo una rete di idee, ragionamenti, proposte. Raccogliamo - enuncio banalmente - le migliori ambizioni, organizziamole anche in forma elementare e con slogan banali (Il paese che vorrei in dieci punti, quale comunità...), suddividiamole, focalizzando obiettivi e fattibilità, ognuno secondo le proprie competenze. Sistematizziamole in una sorta di manifesto dei volenterosi. Ne verrà fuori un libro dei sogni, che associazioni, partiti politici, organizzazioni potranno abbracciare o ignorare. Sarà una testimonianza vitale di impegno collettivo, di un pressing da parte della società responsabile.
Riporto infine un passo di un saggio breve, che ho avuto modo di leggere ultimamente. Si chiama La scossa, un libello sulla questione meridionale declinata in chiave moderna, pubblicato da Francesco Delzìo, una delle menti più raffinate dei trentenni italiani (almeno così si legge nella quarta di copertina). Sostituendo alla parola Sud e Mezzogiorno il termine "Bagnara", l'appello credo possa fare al caso nostro: "Torniamo a pensare a Bagnara...Chi non può tornare...può fare ugualmente qualcosa. Includa Bagnara nei suoi orizzonti d'azione, o semplicemente di riflessione. Riprendiamoci Bagnara, è la missione della Generazione Tuareg, che le generazioni precedenti hanno clamorosamente fallito". A Bagnara serve disperatamente una scossa (tellurica, sul modello del Big One?), non fermatevi. Sarebbe confortante se a darla foste proprio voi, gli Amici della cultura. Affettuosi saluti.
Un assente giustificato
Claudio Careri