venerdì 30 dicembre 2011

Il post di fine anno


Da tempo riflettevo sulla necessità di scrivere qualcosa qui per le feste, per la fine dell'anno. I motivi, i temi, sarebbero pure tantissimi, ma forse è la voglia, l'entusiasmo che si è smarrito. Sono sempre più convinto che le cose dette, predicate quasi, in rete non abbiano alcuna ricaduta utile nella vita reale, nella politica (quella buona, per intenderci). Serve a qualcosa dunque continuare a scriverne?
Di più, è il senso stesso di questo strumento - il blog - che si è modificato; ha perso forza, a vantaggio di altri, più diretti e istantanei, come FB e Twitter.
La lettura di due scritti di recente mi ha però in un certo senso aiutato a rivedere la mia posizione, rialimentando il desiderio di riprendere il filo del discorso.
Il primo pezzo è sul blog, sul senso stesso di scriverci. ...chi ha continuato ad aggiornarli lo ha fatto prima di tutto per proprio piacere personale. Perché aveva un gruppo anche piccolo di persone che seguivano quanto scrivevano. O anche perché bloggare stanca ma è un esercizio di privatissima libertà... Leggetevi, se vi va, Mantellini.
Di Giusva Branca, su Strill.it, avevo conservato invece un articolo dello scorso novembre. Rilancio questa sua amarissima riflessione, come se l'avessi fatta io (che non sono altrettanto capace di scriverla).
Buon anno!

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